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Strade sicure: ore in piedi a ‘cuocere’ sotto il sole e tanto altro: i militari chiedono condizioni più umane

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Gentile Ministro Elisabetta Trenta

quando si è diffusa la notizia dei 150 militari impegnati nella missione “Strade sicure” che hanno chiesto di rimodulare le consegne e le condizioni di svolgimento del servizio, sono stato contattato da diversi giovani, donne e uomini, che mi hanno raccontato la rispettiva esperienza.

Inizia così una lettera aperta pubblicata da grnet.it che l’avvocato dei 150 soldati impegnati nell’operazione “Strade Sicure”, Giorgio Carta, scrive al ministro della Difesa.

A sentire i loro racconti, sorge il sospetto che la collettività non tenga in sufficiente conto i disagi ed i pericoli per la salute di questi ragazzi che siamo da tempo abituati a vedere schierati nelle nostre strade e che ci danno una benefica sensazione di sicurezza già solo con la loro presenza.

Confidando nella buona impressione che lei umanamente suscita, mi chiedo se la posizione di vertice al ministero della difesa le consenta di conoscere appieno i problemi concreti ed i disagi della truppa. Sono disagi che, da lungo tempo, io constato quotidianamente nei tribunali militari, allorché vedo padri di famiglia processati, per esempio, solo per essersi seduti sul mezzo per ripararsi dal freddo e, se non ancora in servizio permanente, addirittura posti in congedo dopo la condanna.

A tal fine, voglio riportarle due testimonianze pervenutemi oggi via email. Per spirito collaborativo, non per polemica, sia chiaro, ma vorrei che le leggesse anche lei per farsi un’idea sulle possibilità di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini in uniforme, ovviamente una volta fatti i dovuti accertamenti sui fatti da loro narrati.

Risultati immagini per strade sicure

Un ragazzo mi ha scritto: «Siamo di stanza temporanea a (…), dunque impiegati nell’operazione ormai conosciutissima “Strade Sicure”. Voglio metterla al corrente delle condizioni in cui lavoriamo: mi riferisco particolarmente alle condizioni alloggiative al limite della decenza, camere affollate da 6 persone, senza adeguati arredi per sistemare il vestiario, bagni fatiscenti da condividere con almeno un complesso, quindi circa 100 persone, sistemati in una caserma (…) che rasenta il limite dell’agibilità.

Voglio passare ora alle condizioni di servizio al limite della resistenza del militare stesso: mi riferisco a gap, compresi di piastre antiframmentazione inadeguate in ambito nazionale, oltre a taglie spropositate per la nostra statura, maschere nbc obbligati a portarle al seguito nonostante scadute e quindi non utilizzabili in ambito operativo, nel nostro caso a cappelli (…) usati a temperature elevate senza potersi proteggere dal sole e mezzi che non supererebbero alcuna revisione in ambito civile, riposi sistematicamente non garantiti in quanto sottorganico.

Come ultimo punto voglio presentare anche l’aspetto economico, non per quanto riguarda l’onere, stabilito da legge, ma per il fatto che ci viene retribuito in tempi biblici aspettando anche 6 mesi per vedere il nostro compenso».

Una ragazza mi ha invece scritto: «Oggi abbiamo un po’ tutti letto la novità sul servizio. Così ci hanno ripagato: sui siti fissi oltre ad indossare il completo armamento di 20 kg o poco più, dobbiamo aggiungere la maschera sul fianco libero, così da rendere più pesante il servizio delle 6 ore in piedi sotto il sole cocente.

Mentre nelle pattuglie dinamiche con il mezzo dobbiamo tener indossato il combat jacket e solo in questo caso ci hanno agevolato nel non mettere il gap quando scendiamo dal mezzo per controllare i punti sensibili (che prevede circa una sosta di 10-15 min).

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Spero che riuscirete a dare una svolta a questo servizio. Io parlo per me ma siamo tutti nelle stesse condizioni. I gap non sono delle misure giuste quindi fanno molto male. Ho la schiena distrutta, il gap sul cinturone comprime sia l’osso sacro che le ovaie, le varici sulle gambe stanno prendendo il sopravvento, sembrano quasi dei tatuaggi…

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Ci stanno distruggendo… Ma io mi chiedo a quale scopo? Sì che dobbiamo fare deterrenza ma non possiamo distruggere il nostro fisico così. Non ci mettono nella condizione di prestare con serenità il nostro servizio».

Tanto premesso, signora Ministro, le rivolgo una proposta indecente: vuole incontrare – direttamente e senza la consueta presenza di superiori che potrebbe inibire il dialogo – alcuni militari di truppa impegnati nella missione “Strade sicure”, per farsi raccontare in quali condizioni riferiscono di essere impiegati? Se è d’accordo, sarei ben lieto di portargliene qualcuno direttamente in via XX settembre, con la garanzia che il contenuto dell’incontro resterebbe riservato, se lo desidera, e sarebbe liberamente da lei valutato ai fini un suo eventuale interessamento sulla vicenda.

È una proposta che, sia chiaro, mi sento di fare solo ad un Ministro che ispira fiducia già solo col suo aspetto rassicurante e che confido potrebbe accettarla con sincero interesse.

Ci pensi: sarebbe un’ottima occasione per dimostrare a tutti che la classe politica è davvero cambiata e che ha davvero a cuore le condizioni degli operai con le stellette.

Anticipatamente grazie per la risposta, anche riservata, che vorrà darmi.

Giorgio Carta

fonte:http://www.sostenitori.info/militari-chiedono-condizioni-piu-umane/314439

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