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Vaticano, le nuove monete di Papa Francesco? Un inno ai migranti e all’ecologia

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Tra l’adorazione della Beata Vergine Maria e quella di Madre Terra ci sarebbe la distanza che passa tra il Cristianesimo e un culto pagano. Ma sono differenze che vanno sfumando, nella Chiesa di Jorge Mario Bergoglio, e così la zecca del Vaticano ha appena coniato una moneta in argento da 10 euro che rappresenta, anziché Madonne, santi, padri della Chiesa o Crocifissi, proprio lei, la personificazione della fertilità e del Pianeta. «Una madre che porta in grembo la Terra, alla quale dobbiamo cura e amore come se fosse una figlia, con nei capelli lunghe spighe di grano, in un rimando tra passato e futuro che diviene atemporale, quindi eterno», spiega l’Ufficio numismatico vaticano, che da oggi la vende al prezzo di 69 euro. Spighe di grano che ricordano assai la capigliatura rasta, quella dei cantanti reggae. Rasta da rastafarianesimo, religione monoteista originata in Etiopia e diffusa in Giamaica, che si proclama nata da re Salomone e predica l’uso della marijuana come strumento di elevazione spirituale. E ciò non fa che accentuare la sensazione distopica che si ha guardando quell’immagine in rilievo accanto alla scritta «Città del Vaticano».

«Terra fertile e feconda, fertile e feconda come una giovane donna. Terra da proteggere come una donna in attesa di una nuova vita. Terra da rispettare come una mamma e il suo bambino», spiega elegiaco Luigi Oldani, il medaglista bergamasco che ne è l’autore. Non una parola, da lui o dall’ufficio del Vaticano che cura l’emissione, su Cristo e i suoi insegnamenti, a quanto pare ritenuti impliciti nel credo ecologico. Laicissima pure l’occasione, slegata da ogni commemorazione del calendario cristiano: la moneta esce perché quest’ anno, il 22 aprile, si è celebrato il cinquantesimo Earth Day, la Giornata della Terra. Meno entusiasti appaiono i cattolici legati alla tradizione, che da alcuni giorni si scambiano increduli le immagini di quella ragazza col pancione. Evocano il precedente della Pachamama, la divinità amazzonica che rappresenta la fertilità, ossia la stessa Madre Terra. Esattamente un anno fa, durante il Sinodo per l’Amazzonia, la sua statua fu esposta e adorata dagli indios (e non da altri, si spera) nei giardini vaticani, prima di essere collocata nella chiesa di Santa Maria in Traspontina. Lì un giovane cattolico austriaco la rubò assieme ai suoi amici per gettarla nel Tevere, ritenendola blasfema (con tanto di ovazione per lui da metà del web cristiano).

Nel febbraio di quest’ anno è dovuto intervenire lo stesso Bergoglio, con la sua esortazione apostolica “Querida Amazonia”, per assicurare i fedeli sconcertati che «è possibile recepire in qualche modo un simbolo indigeno senza necessariamente qualificarlo come idolatrico. Un mito carico di senso spirituale può essere valorizzato e non sempre considerato un errore pagano». Ragionamento simile, si presume, dovrebbe essere fatto adesso per il mito della fertilità e del panteismo ecologista trasposto sulla moneta vaticana. Decisamente ortodossa, in confronto, appare l’altra moneta, figlia anch’ essa della nuova Chiesa bergogliana: è emessa per la Giornata mondiale del Migrante e in stile naif raffigura «Pietro, il Principe degli Apostoli, che accoglie, protegge e provvede a tutti coloro che presso la Chiesa si rifugiano e ci interpellano».

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Il messaggio del papa è noto, ma l’ufficio numismatico vaticano coglie l’occasione per ribadirlo: «Il sacrificio di milioni di uomini e donne costretti a fuggire o ad emigrare dai loro paesi di origine avviene con tali sofferenze e tali penose conseguenze, che il ministero pastorale della Chiesa – esperta in umanità – non può disinteressarsi. La Chiesa chiede ed implora un’azione assistenziale a favore dei migranti e dei rifugiati». Realizzato dal pittore Marco Ventura, questo pezzo da 5 euro in argento è in vendita a 58 euro. E apprendere che l’immagine di san Pietro, la «pietra» su cui Cristo ha edificato la Chiesa, nella gerarchia numismatica vaticana oggi vale meno di Madre Terra, qualche ulteriore pensiero lo dà.

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