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Chiudere tutto per 6-8 settimane prima che sia troppo tardi,medici e infermieri chiedono il…

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Anche nelle zone gialle il sistema sanitario sta per sfiorare il collasso e urgono provvedimenti più rigidi per arrestare la curva. Ad avanzare la proposta di un nuovo lockdown sono medici, infermieri e anestetisti sempre più scoraggiati dallo scenario che si sta delineando in Italia. Dopo Filippo Anelli, presidente della Fnomceo (Federazione nazionale Ordini dei Medici chirurghi e odontoiatri), sono sempre di più i sanitari che chiedono apertamente un lockdown nazionale. Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri, sostiene fortemente le convinzioni di Anelli e spiega: “Con i dati preoccupanti dei contagi e delle morti e con le Regioni che contestano i numeri che le classificano zone rosse, l’unica soluzione è un lockdown nazionale di 6-8 settimane per appiattire la curva“. Poi aggiunge: “Siamo in enorme ritardo e non possiamo più assistere a questo rimpallo di responsabilità tra Regioni e governo. Se si continua con questo trend è facile prevedere che bisognerà fare una qualche selezione tra chi può essere intubato e chi no.

Torneremo alla medicina di guerra”. Anche Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi), conviene col fatto che urga un nuovo lockdown totale e afferma: “Ammesso che le misure introdotte dall’ultimo Dpcm funzionino, per vedere i primi risultati bisognerà attendere una decina di giorni “, un tempo troppo lungo che di cui non disponiamo. Vergallo ha comunque invitato tutti alla responsabilità, senza nascondere l’inevitabilità di un provvedimento severo. A tal proposito spiega: “Se non avessimo un’economia così indebolita dovremmo assolutamente andare in lockdown perché gli ospedali sono sovraccarichi.

Infine conclude dicendo: “Il numero ufficiale diffuso dal governo degli 8.000 posti letto in terapia intensiva è sovrastimato. Quelli reali e pronti da subito sono almeno 1.000 in meno, ma a prescindere dal numero non si cavalca la seconda ondata potenziando le terapie intensive. Così si risolve il problema a valle ma non a monte”. Intanto in Liguria interviene nella questione anche l’Ordine delle professioni infermieristiche e chiede al governatore Toti di introdurre il lockdown. Lo stesso accade in Campania dove Ciro Carbone, presidente dell’Opi Napoli, l’Ordine degli infermieri partenopeo, chiede a nome di tutti gli infermieri e degli infermieri pediatrici della provincia di Napoli provvedimenti più restrittivi. La preoccupazione riguarda anche le condizioni dello stesso personale sanitario, ormai stremato dal lavoro. “Gli Infermieri – spiega Carbone – stanno lavorando in condizioni estreme, con turni massacranti, con Dpi insufficienti e non sempre adeguati e con la grave carenza di organici più volte denunciata. Il numero di Infermieri e Infermieri Pediatrici contagiati ormai è incontrollabile. Poniamo rimedio prima che sia troppo tardi”.

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